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Gravidanza, un parto su cinque è di donne straniere

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Garantire l’assistenza sanitaria in una società sempre più multietnica: è il focus del congresso   Sigo, Società italiana di ginecologia e ostetricia che si è aperto ieri a Roma. Nella prima giornata di lavori sono stati diffusi dati significativi sui parti: in Italia, uno su 5 è di donne straniere, e tra le madri non italiane 7 su 10 provengono da Paesi extra Ue. Un tema attuale e scottante affrontato dai ginecologi a congresso, che avvertono: “Problemi linguistici e differenze cultuali possono allontanare le pazienti dai nostri reparti. Abbiamo una sfida importante da affrontare perché ci occupiamo degli aspetti più delicati del benessere femminile”.  Negli ospedali italiani, dunque, il 20% dei parti è relativo a donne d’origine straniera. Il 13% di loro ha difficoltà nello svolgere pratiche burocratiche e amministrative per accedere alle prestazioni sanitarie.

“Ci sono poi nuove emergenze da affrontare legate alla questione dei profughi”, spiegano i ginecologi italiani, ricordando che da inizio anno oltre 15mila donne hanno attraversato il Mediterraneo e sono sbarcate sulle coste italiane dopo viaggi pericolosi. Alcune di loro sono in gravidanza e costrette, a volte, a partorire in condizioni estreme. “È fondamentale che a tutte queste donne sia garantita la migliore assistenza sanitaria, soprattutto nel momento del parto ma anche in tutte le altre fasi della vita”: è questo l’appello lanciato dalla Sigo alle istituzioni. “In Italia risiedono persone di 200 diverse nazionalità e le donne in età fertile sono oltre 1 milione e 700mila”, ha spiegato Giovanni Scambia, direttore del dipartimento tutela della salute della donna della Cattolica di Roma. “Le migranti che risiedono regolarmente in Italia godono in genere di buona salute e prestano attenzione agli stili di vita – ha sottolineato Enrico Vizza, segretario nazionale Sigo – e l’86% dà un giudizio positivo sul proprio benessere. Tra le extra-comunitarie l’83% non ha mai fumato una sigaretta. Per sei su dieci il peso corporeo rientra nei parametri corretti. Sono quindi persone che corrono meno rischi di insorgenza di gravi malattie. Tuttavia noi siamo gli specialisti che devono affrontare gli aspetti più intimi della salute femminile. Dobbiamo prestare grande attenzione a come ci approcciamo a
questa particolare categoria di donne”.

Marta Patroni

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