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I danni di una nevrosi sociale

La psicologia, non tende solo a spiegare, e nei limiti del possibile, a curare i conflitti intrapsichici, ma si occupa, anche di analizzare i motivi che spingono un soggetto inserito in un contesto ad agire in un determinato modo.

Non voglio con questa premessa, aggiungere un superfluo, quanto demagogico contributo, a quanto è già stato fin troppo argomentato sui fatti di Roma del 14 dicembre; ma provare ad offrire un’ottica su quanto noi genitori, nonché artefici di quanto stanno ereditando i nostri figli, stiamo ipocritamente traslando sulle psiche di questa “generazione tradita”.

La psicologia Junghiana, e ancora di più quella che analizza le dinamiche dei gruppi (Bioniana) prendendo spunto da un noto saggio di Freud “psicologia delle masse ed analisi dell’Io”, aveva già delineato i contorni per presupporre una realtà comune di questo tipo, ovvero: una identificazione nei movimenti e non per l’ideologia.

Il fenomeno del “contro” e’ chiaramente una realta’ di individualizzazione adolescenziale, una desatellizzazione e una identificazione nella fusione “protomentale” o archetipica del branco; ma quando questo accade su processi non spontanei, ma di rabbia e di frustrazione dei genitori, o del contesto guida, allora questa e’ una nevrosi filogenetica, ovvero che segue l’irrisolta conflittualità psichica della nostra generazione che pagano, purtroppo, loro.

Poniamoci allora, in maniera riflessiva in quel giusto posizionamento da magister, ovvero come educatori di cultura e vita, senza proporre facili fascinazioni da puer-aeternus, perché noi restiamo sceneggiatori di un film folle e senza senso, loro, i giovani, sono attori allo sbaraglio di un dramma di cui non hanno ben letto la storia, e la cosa drammatica e che gli incassi andranno comunque ad una strumentalizzazione occulta da parte di quei produttori, che denigreranno la storia in un film da cassetta di seconda visione.

Mi appello, a chi come me ha più capelli bianchi, che certezze nel futuro: spieghiamo il perché delle nostre amarezze e non diamo un volto, un nome, o uno schieramento, e soprattutto, un nemico alle nostre idee rimaste unicamente tali.

Diceva Francesco Guccini: “Sempre l’ignoranza fa paura ed il silenzio e’ uguale a morte“. Aggiungerei, parliamo dentro casa, con cognizione e nelle piazze con educazione.

a cura del Dr. Paolo Pozzetti
Psicologo e Psicoterapeuta

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