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L'Aquila, tre anni dopo il sisma i medici tirano le somme

Si torna a parlare dell’Aquila solo perchè ieri, 6 aprile, era il terzo anniversario del terremoto che ha ucciso 309 persone e lasciato senza casa centinaia di altre. Purtroppo si tende a non ricordare L’Aquila, si cerca di far finta che non sia successo nulla. Eppure i problemi del post-terremoto sono migliaia, e non riguardano solo le case.

I medici abruzzesi tirano le somme e ci comunicano che L’Aquila è una città in cui la depressione è cresciuta del 70% in questi tre anni. I problemi della eterna ricostruzione uniti al dramma della crisi attuale fanno perdere le speranze ai cittadini ancora chiusi nei container. Aumentano i casi di depressione soprattutto tra gli anziani ma anche in persone giovani, mentre nei bambini si registrano ancora oggi episodi di Disturbo Post Traumatico da stress.

Come se ciò non bastasse, la dispersione dei pazienti nelle “new town” tutto intorno al centro storico rende difficile per i medici riorganizzare ambulatori e ospedali. Si sta cercando di ovviare con “punti di assistenza” sparsi qua e là per il territorio, ma le difficoltà rimangono. Delle farmacie aquilane solo una è potuta tornare ad aprire i battenti nella sua sede originaria, le altre sono ancora relegate nei nuclei abitativi o nei camper. Inoltre, l’ospedale più grande, il S. Salvatore è ancora operativo a metà. Si dovrebbe pensare a questa città ogni giorno dell’anno e aiutarla a recuperare una funzionalità che è dovuta ai suoi abitanti che hanno tanto sofferto, e che sopportano con dignità questi enormi disagi.

admin

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