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Medicina Sportiva: perchè l'emergenza defibrillatori riguarda solo le società sportive?

La signora Rossella Lorenzotti sa bene quanto sia importante un defibrillatore durante una gara sportiva. Suo figlio, di appena 18 anni, è drammaticamente deceduto per un attacco cardiaco mentre disputava una gara di nuoto in una piscina teoricamente sottoposta a tutti i controlli del caso. La signora ha donato di tasca propria un defibrillatore a una società sportiva del suo paese e da allora continua la sua battaglia a favore di questa causa.

E chi meglio di lei, grazie a questa sensibilità purtroppo vissuta sulla propria pelle, può capire cosa sta dietro a certe decisioni. Il decreto che impone l’obbligo del defibrillatore (e di una persona che lo sappia usare) a bordo campo durante le manifestazioni sportive di ogni livello è importante e giusto, ma doveva arrivare molto prima e non solo sull’onda dell’emozione mediatica vissuta lo scorso anno con la morte in diretta del calciatore Morosini. Purtroppo, la morte improvvisa per attacco cardiaco uccide 60.000 persone ogni anno, quasi tutti giovani. E purtroppo non riguarda solo le società sportive.

Gli uffici, i cantieri, le fabbriche, i luoghi di lavoro registrano altrettanti decessi dovuti ad attacco cardiaco e alla mancanza di un defibrillatore sul posto. Per questo la signora Lorenzetti “protesta” -nonostante la buona decisione del governo- perché il defibrillatore non deve essere solo associato allo stadio di serie A o all’oratorio o alla piscina comunale … ma deve essere presente ovunque, anche nelle case private. Si tratta di una spesa importante che deve essere sostenuta dalla politica e che deve diventare una norma in ogni luogo del Paese con la relativa campagna di informazione.

admin

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