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Stamina, la battaglia legale continua: ordinate le cure per un bimbo siciliano

Torna prepotentemente alla ribalta delle cronache Stamina. Stavolta torna per mano di un giudice siciliano che avrebbe ordinato le cure per un bimbo di due anni della provincia di Trapani. Il discusso metodo ideato da Davide Vannoni, che si basa su infusioni di cellule staminali prelevate dal midollo, che si trova ancora oggi al centro di uno scandalo con accuse di truffa, non trova ancora una giusta collocazione nel panorama legale italiano.

Da quello che si è detto, dopo gli scandali che hanno coinvolto Vannoni e il suo vice Andolina, Stamina è considerata ormai una cura “fuorilegge” al punto che i laboratori degli Spedali di Brescia, dove la cura si effettuava, sono fermi da settimane per ordine del Ministero. Lo stesso Ministero deve ancora risolvere il problema della commissione giudicante che dovrà stabilire se Stamina è una cura o una presa in giro. In mezzo a tutto questo ci sono i pazienti, persone che soffrono di malattie degenerative, incurabili e che hanno come alternativa la morte.

Il piccolo Gioele, il bimbo siciliano i cui genitori hanno chiesto l’aiuto della legge, rischia proprio di morire se non continuasse le cure a base di staminali che aveva da poco iniziato. Il tribunale di Marsala ha decretato che sì, il bimbo va curato, che la cura deve essere quella di Stamina e che deve essere effettuata a Brescia, nonostante lo stop imposto ai medici locali. Davide Vannoni esulta al sentire la notizia e rincara la dose: “Abbiamo almeno sei casi di pazienti in fase di peggioramento e siamo pronti a denunciare per lesioni colpose quei medici che si rifiuteranno di proseguire con le cure”, dichiara, forte delle nuove sentenze a suo favore. Se agirà davvero o meno lo sapremo entro la giornata di oggi.

admin

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