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Ictus: è questione di tempo (e di un farmaco)

In caso di ictus il tempo è l’elemento fondamentale. Prima si interviene e meglio è. E per intervenire in tempo, oggi, c’è anche l’aiuto di un farmaco trombolitico molto potente, attivatore tissutale del plasminogeno, o TPA. Lo rivela uno studio di Oxford pubblicato sul “Lancet” a firma del dottor Emberson e della sua equipe.

La velocità con cui un paziente colpito da ictus arriva al Pronto Soccorso fa la differenza tra vita e morte. Lo sapevamo un po’ tutti, ma non sapevamo che prima viene iniettato questo farmaco prima il grumo di sangue si scioglie e viene liberato il vaso. Esaminando un vasto campione di 6.700 pazienti colpiti da ictus, su cui era stato sperimentato il farmaco TPA, l’equipe ha verificato che le più alte probabilità di un buon risultato avvenivano quando i pazienti ricevevano il farmaco entro un certo tempo dall’evento.
In poche parole, se il farmaco veniva iniettato entro le prime due o tre ore dall’evento, c’era il 75% di possibilità che nei successivi mesi (anche 6 mesi pieni) non si verificassero disabilità o altri sintomi gravi.
Il trattamento funziona su tutti i pazienti, di qualsiasi età, e su diversi gradi di gravità dell’ictus. Gli studi vanno ancora approfonditi dato che TPA presenta comunque effetti collaterali che vanno ben analizzati. Tra questi, il più rilevante il rischio che si presentino emorragie mortali entro i primi giorni dall’ictus (2% di probabilità). Quello che conta, dunque, è ancora una volta la ricerca e con essa la prevenzione e l’informazione. Parlando con le persone dei sintomi dell’ictus e aiutandoli a riconoscerli per tempo significa guadagnare minuti preziosi e salvare vite umane.

admin

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