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Aborto: il TAR del Lazio obbliga gli obiettori alle prescrizioni

I medici obiettori, che si rifiutano di prescrivere farmaci contraccettivi, in Italia sono un numero impressionante. L’ansia di preservare la vita, come il loro giuramento impone, ha spinto molti dottori a non distinguere più tra pillole abortive e pillole anticoncezionali, che impediscono cioè l’avvio di una gravidanza (in questo secondo caso, non esiste alcun aborto). La recente sentenza del TAR Lazio, però, ripropone questa distinzione e ammonisce i medici: anche gli obiettori – se lavorano nei consultori pubblici- sono obbligati a prescrivere contraccettivi d’emergenza.

Per contraccettivi di emergenza si intende la pillola del giorno dopo, la spirale, che in realtà non interrompono la gravidanza ma ne impediscono l’avvio. Ma gli obiettori sono obbligati anche a prescrivere certificati per l’aborto se così chiede la paziente. Respinti, dunque, i ricorsi delle associazioni come Medici cattolici, Movimento per la Vita e Giuristi per la Vita.

L’obbligo a rispettare l’obiezione morale del medico, infatti, persiste ma solo se ci si reca nel suo ambulatorio privato e se gli si chiede in tale ambiente di eseguire un aborto. Se il medico lavora in una struttura pubblica, e soprattutto se gli viene chiesta la prescrizione di metodi contraccettivi, egli non potrà più opporsi e dovrà sottostare al volere della persona che glieli sta chiedendo. In fondo, specialmente nei consultori, non si eseguono le pratiche vere e proprie ma si stilano solo dei certificati. In poche parole, il medico in quell’occasione “non si sporca le mani”, ma delega ad altri il compito sicuramente poco gradevole di impedire la nascita di un nuovo essere umano. Per rispettare la volontà di un altro essere umano.

admin

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