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La differenza tra "bullismo" e violenza sessuale

Siamo ancora sconvolti dal caso del gruppo di ventenni che ha violentato, con un getto di aria compressa, un ragazzino di 14 anni “colpevole” di essere obeso. Non è il primo caso, una cosa simile avvenne in Sicilia, vicino Enna, alcuni anni fa e il ragazzo vittima dello “scherzo” finì in coma con l’intestino lacerato. Si è parlato e si parla di bullismo ma, ci spiega un approfondimento apparso su “La Stampa”, non si può parlare di bullismo in questo caso, affatto.

Come detto spesso, i “bulli” sono ragazzini, quasi sempre minorenni, molto insicuri e deboli che sfogano con la cattiveria il proprio disagio. Ma raramente questo sfogo diventa violenza fisica, quasi sempre è relegato a parole, insulti, scherzi umilianti online e così via. Atteggiamenti criminali sicuramente, ma che si possono correggere perchè dettati da un animo acerbo e immaturo. Nel caso del ragazzino di Napoli il gesto feroce è stato fatto da adulti. Gente di 24 anni che dovrebbe ragionare in modo diverso.
Un adulto che abusa di un minorenne lo fa con molta più cognizione di causa di un ragazzino. Fa male per il gusto di farlo, non per sfogare un disagio. Decide di far danno conoscendo bene le conseguenze del danno, non perchè crede sia uno scherzo!
La legge parla di “violenza” e di “abuso” quando tra la persona che compie l’atto e quella che lo riceve o lo subisce ci sono determinati anni di differenza. Secondo questo modo di vedere un quindicenne che abusa di un coetaneo non starebbe compiendo violenza, al contrario se una ragazzina di 13 anni fa l’amore con un ragazzo di 20 potrebbe considerarsi stupro, anche se lei è d’accordo. Inoltre, si considera violenza solo se c’è la penetrazione e dunque, nel caso del ragazzino napoletano, incredibilmente non lo sarebbe! Una legge che va ancora aggiustata su misura per proteggere le vittime di questo genere di azioni che qualche genitore sconsiderato giustifica ancora come “cose da ragazzi”. A un passo dall’omicidio.

admin

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