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Primo trapianto italiano da donatore "morto"

Chiariamo subito tutti i dubbi, prima che qualcuno capisca male. TUTTI i donatori di organi sono SEMPRE morti, quando vengono espiantati loro le parti del corpo interessate. Salvo alcune donazioni che possono avvenire anche da donatore vivente (fegato, reni) è norma assoluta espiantare solo da corpi che sono cerebralmente deceduti, quindi impossibilitati a vivere. In questi corpi, però, di solito si fa in modo che il cuore continui a battere permettendo agli organi di restare ossigenati e pronti per un trasferimento.

Da qualche tempo è possibile eseguire espianti di organi da donatori “morti”, ovvero in morte cerebrale e con cuore assolutamente fermo. In Australia ne sono stati eseguiti tre in una settimana e sono andati tutti a buon fine. In Italia, il primo in assoluto, è stato eseguito dai chirurghi della Fondazione Ca’ Granda del Policlinico di Milano. Il donatore era già a cuore fermo, ma i polmoni sono stati tenuti “vivi” artificialmente e dunque trapiantati a una donna di 36 anni malata di fibrosi cistica che si è salvata la vita. L’intervento è stato portato a termine (in 18 ore!) due settimane fa ma solo ora, che la paziente ha superato la fase critica, è stato detto alla stampa.

Riuscire a tenere vivi gli organi di un donatore, anche dopo che il suo cuore si è fermato, significa allargare considerevolmente le possibilità di donazione. Prima, infatti, occorreva che il cuore fosse battente (sebbene la persona fosse deceduta) e occorreva attendere un certo numero di ore prima di procedere all’espianto. Dopo di che, bisognava invece correre contro il tempo per non far deteriorare gli organi espiantati. Ora, invece, si potranno espiantare organi anche da cadaveri (purchè morti da poco) facendo in modo che arrivino ancora caldi e vivi al ricevente. E dato che, purtroppo, i decessi totali negli ospedali a volte sono di più delle morti cerebrali si accorceranno sicuramente i tempi e le liste di attesa.

admin

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