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All'Umberto I non si abortisce più: in pensione l'ultimo medico non obiettore

Violenza sulla donna può essere anche il rifiuto di un medico di aiutarla a interrompere la gravidanza? Sì, secondo molte associazioni, come per esempio LAIGA (Libera associazione italiana dei ginecologi per l’applicazione della legge 194), che denuncia i colleghi obiettori e ricorda che una donna costretta a emigrare per ottenere un servizio è comunque maltrattata! In Lazio ormai i disagi non si contano più e al Policlinico Umberto I si è arrivati al punto di sospendere le interruzioni di gravidanza.

Lo dice un cartello, nero su bianco: «Le prenotazioni sono temporaneamente sospese». E questo perchè ormai non si trova più nessun ginecologo disposto a far abortire la paziente, sono tutti obiettori! Una situazione che è iniziata il 17 novembre e che fino ad oggi pare stabile. Ma, questione etica a parte, è impensabile che uno dei più grandi ospedali universitari italiani non debba e non possa garantire un servizio medico, perdendo dunque pazienti e credibilità. Fermo restando che l’obiezione è un diritto sacrosanto come la vita umana in un grembo, esiste anche il diritto di scelta di una donna che non vuol essere madre.

E dato che l’unico medico non obiettore è appena andato in pensione, occorrerà trovare un sostituto. La direzione ospedaliera si sta dando da fare, nell’imbarazzo generale. Praticare l’aborto è comunque un servizio, un obbligo di legge e deve essere rispettato. L’occasione potrebbe dunque aprirsi per qualche giovane medico o ricercatore che potrebbe a breve essere assunto al policlinico romano appositamente per eseguire l’interruzione di gravidanza, una prospettiva che in tempi di carenza di lavoro forse considereranno in tanti. Le pratiche per la ricerca e assunzione però andranno per le lunghe. E alle donne romane non resta che andare a cercare un medico non obiettore altrove.

admin

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