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Epatite C: il "superfarmaco" si può usare

AIFA dice “via libera” all’uso del cosiddetto “superfarmaco” anti epatite, il Sofosbuvir. Ne avevamo parlato poco più di un mese fa, di questo medicinale tanto atteso, tanto promesso ma mai entrato davvero sul nostro mercato a causa delle elevate coperture finanziarie che mancavano. Mancano tutt’ora, infatti esso verrà concesso solo ai malati veramente gravi e non a tutti, ma per lo meno adesso sappiamo che verrà concesso e non è più solo un punto interrogativo.

Sofosbuvir è in grado di eliminare il virus dell’epatite C in pochi mesi, contrariamente a quanto succede con le terapie moderne che impiegano anni e non sempre con successo. In Italia sono più di un milione le persone affette da epatite e per curare almeno i più gravi di loro occorrono 40.000 euro per ogni ciclo di cura col nuovo farmaco. Per coprire tutte le spese, dunque, il Governo ha dovuto stanziare 1,5 miliardi di euro per i prossimi due anni, grazie alla Legge di Stabilità. Una spesa non indifferente che si spera di recuperare con i vantaggi e i risparmi che le guarigioni di queste persone porteranno in cambio.

Grazie a questi fondi, dunque, parte finalmente la prima vera “guerra” all’epatite, in particolare all’epatite C che è la più comune e anche la più grave. Se trascurata può portare facilmente al cancro al fegato o alla cirrosi. Il Sofosbuvir era la soluzione tanto attesa e l’unica finora in grado di funzionare, ma proprio gli elevati costi avevano ritardato di quasi un anno la sua immissione sul mercato. Ora pare che ci siano le prospettive per dare l’OK, permettendo al Paese di fare un importante passo avanti nella lotta a una malattia che ha bisogno ancora di molta informazione e di prevenzione, per evitare che si arrivi agli stadi più gravi. Stadi che si devono curare con terapie personalizzate, cosa -anche questa- che si può fare grazie al “superfarmaco”.

admin

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