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Trapianto tra persone non compatibili: in Italia è una realtà

Un tempo, per effettuare un trapianto, occorreva la quasi totale sicurezza della compatibilità. Infatti, il rischio di rigetto era il pericolo numero uno che poteva mandare in fumo anni di speranza e di attesa, oltre che lunghi e difficili interventi. Tuttavia, l’attesa per un donatore totalmente compatibile costringeva spesso ad aspettare a lungo, o a morire nel frattempo. Oggi le cose stanno cambiando. Lo scorso marzo, a un bimbo di 8 anni, era stato trapiantato il rene della mamma non compatibile e tuttavia l’operazione aveva avuto successo.

E’ successo qui da noi, in Italia, al Centro Trapianti dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana, dove si stanno applicando nuove tecniche di trapianto che includono anche delle terapie specifiche fatte apposta per evitare il rigetto. Il bambino protagonista del fatto, aveva già rigettato un trapianto e aveva sviluppato una incompatibilità del 90% che rendeva impossibile trovarne un altro. Si è pensato così di trapiantare quello della sua mamma, per quanto anche esso incompatibile, sostenendo l’operazione con terapie farmaceutiche nuove, a base di plasmaferesi o plasma-filtrazione con filtri specifici, che si aggiungono a quelle tradizionali e danno l’aiuto in più che mancava.

Le nuove terapie, in pratica, bloccano gli anticorpi che tendono a riconoscere il nuovo organo come un nemico e permettono così all’organismo di adattarsi piano piano. In poche parole, si “convince” il corpo del ricevente che quel nuovo elemento fa parte del suo insieme e in tal modo si evita l’attacco e il rigetto. Nel caso del bambino in questione, i problemi erano molteplici perchè era molto piccolo, aveva bisogno di molto sangue a supporto del trapianto di un organo di adulto che doveva anche trovar spazio dentro di lui. Insomma, un intervento complesso, unico al mondo, che fino ad oggi sta dando però risultati ottimi e aprendo la strada alla possibilità di trapianti anche tra soggetti NON compatibili.

admin

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