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Staminali e ferite di guerra: un legame nel nome della scienza

Guerra e staminali. Che legame c’è? Al di là del fatto che di entrambe si parla ogni giorno, il legame scientifico esiste ed è dato dall’ipotesi che le ferite di guerra sono il campo “migliore” su cui sperimentare l’efficacia delle terapie a base di cellule staminali, molto in voga al giorno d’oggi. Se n’è discusso al VI Convegno Internazione di Medicina Rigenerativa iniziato a Roma l’11 dicembre, al quale è stato invitato a partecipare anche un rappresentante dell’Esercito Italiano.

Perché questa prospettiva? Le ferite di guerra sono spesso complesse da trattare eppure vanno trattate in fretta, perché sono sempre emergenze immediate. La prontezza d’uso delle cellule staminali ben si adatta a curare questo tipo di ferite, anche per dare la possibilità di sperimentare nuovi metodi di cura ai medici. La medicina, e soprattutto la chirurgia rigenerativa, si basano su tre principi: primo, le cellule staminali ottenute dal tessuto adiposo e da altri tessuti; secondo, i biomateriali sintetici; terzo, i fattori di crescita contenuti nelle piastrine.
Cellule staminali e piastrine si prelevano dal paziente stesso, in modo che una volta reinserite in corpo possano dare il massimo dell’apporto senza rischi di infezione o rigetto. L’abilità dei ricercatori nel trovare nuovi metodi basati su questi elementi farà il resto. Non sarebbe la prima volta che l’Esercito Italiano sperimenta sui propri soldati dei metodi di cura nuovissimi. Lo ha fatto anche con i derivati della cannabis, col risultato che oggi il Ministero della Salute ha chiesto proprio all’Esercito di sperimentare presso i propri laboratori cure a base di cannabis per tutti.

admin

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