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Atleti africani: il loro cervello si modifica ad hoc?

Ma qual è il segreto dei bravissimi atleti africani? Come fanno a resistere per tutta la maratona, a correre le 3.000 Siepi arrivando al traguardo sempre primi e sempre sereni, come se non avessero faticato affatto? La voce di popolo dice che “sono abituati ad andare a scuola correndo”, per mancanza di mezzi. Ma è tutto qui?

Alcuni studi si sono concentrati sul cervello di questi atleti, in particolare sull’ossigenazione. Sono stati analizzati 15 soggetti, impegnati in una corsa di 5 km e oltre a capire il meccanismo di ossigenazione del loro cervello, si è anche visto che essi riescono a mantenere stabile tale ossigenazione, in un modo che gli atleti bianchi non fanno. Si sapeva già che, quando l’ossigenazione cerebrale diminuisce, soprattutto nel lobo prefrontale, crolla l’attività dei neuroni e con essa la capacità di movimento.
In qualche modo, gli atleti africani riescono a tenere sempre attiva l’ossigenazione
in questa area del cervello col risultato che la costante del movimento non viene mai meno. L’ipotesi è che l’esser nati e cresciuti in zone di montagna, in altipiani con area mediamente rarefatta, ed essendo abituati al movimento in quelle condizioni il loro cervello si sia “modificato” per permettere l’ossigenazione continua e dunque migliorando le prestazioni. L’esercizio fisico in queste condizioni, inoltre, aumenta la massa ventricolare cardiaca e migliora la resistenza muscolare. Un insieme di fattori che crea dei veri campioni.

admin

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