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"Burnout syndrome", un fenomeno sottovalutato

La chiamano “Burnout syndrome”, dove “burn out” va tradotto come bruciato, fuso, proprio nel senso in cui lo usiamo anche noi. Indica una condizione mentale tipica di chi fa un lavoro carico di tensione che scatena lo stress e la depressione. Succede a insegnanti, medici, psicologi, assistenti sociali, ma anche a persone sfruttate con lavori sottopagati. Le condizioni lavorative pesanti provocano uno stress prolungato e da lì conseguenze come alienazione, disaffezione, disimpegno e inefficienza.

Uno studio condotto in Canada dalla Université de Franche-Comté, in collaborazione con l’università di New York, ha sottoposto a osservazione circa 5.000 insegnanti, la maggior parte dei quali aveva avuto sia diagnosi di stress che di depressione. Un “burnout” in piena regola, insomma. Li si è seguiti nella loro vita lavorativa e in quella privata, eliminando altre eventuali cause di spossatezza… come per esempio le malattie, per avere come punto di riferimento solo la salute mentale.

Quello che si è visto è che il fenomeno è causato da qualcosa in più, cioè non solo dallo stress lavorativo. Finora si è sottovalutato il “burnout” pensando che fosse solo un problema legato allo stress, ma oggi si vede come questo si intersechi con la depressione e come questa derivi quasi sempre da problematiche della vita privata. Famiglia, rapporti sociali, malattie, problemi economici sono spesso fonti scatenanti di preoccupazione e quando questa preoccupazione si incrocia con il lavoro stressante o insoddisfacente si ha la “fusione” mentale che determina la sindrome. In poche parole, il “burnout” è una malattia seria, che va tenuta sotto controllo da psicanalisti esperti e che va ben spiegata sui posti di lavoro.

admin

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