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Una "chiacchierata" per capire se l'Alzheimer è in arrivo

Un attimo di amnesia deve farci preoccupare? E’ l’inizio del cammino verso la demenza senile? Molti studi sembrerebbero dire proprio questo ma non è detto che la regola valga per tutti. Questo campo di studi è ancora nuovo e molto resta da capire. Sicuramente ci sono nuove tecniche di analisi che possono aiutarci a tranquillizzarci e sono sempre più semplici. Ce lo rivela l’ultima ricerca condotta dallo Sheffield Teaching Hospitals NHS Foundation Trust.

I ricercatori hanno cambiato per un attimo obiettivo di studio: non più il problema ma l’espressione del problema. Non si indaga tanto sull’amnesia momentanea ma su come la gente ne parla e come la percepisce. Un punto di vista certamente nuovo che però, assicurano, può farci arrivare alla vera causa più in fretta. In pratica si usa una tecnica di indagine tramite “intervista”, la cosiddetta Conversation Analysis (CA), che come sanno bene gli psicologi serve a distinguere bene i problemi di memoria momentanei dalla vera demenza. A volte anche la preoccupazione o un principio depressivo possono portare ad amnesie.

In casi come questi, gli esperti parlano di “disturbo funzionale della memoria” e sanno che è passeggero e stabile, cioè di solito non peggiora. Se invece la malattia della demenza è alle porte, il paziente parla della propria amnesia in modo diverso, e l’esperto si accorge subito se dietro quel modo di raccontare il fatto c’è una malattia neurodegenerativa. Una chiacchierata indolore, innocua, quindi, ci svela se il nostro cervello è in pericolo, se il mondo dei nostri ricordi sta per crollare o se siamo solo sotto pressione per un attimo. Sperimentata su 100 pazienti, questa tecnica ha visto un successo dell’85%, dove per “successo” si intende aver capito esattamente il tipo di disturbo e a cosa era legato.

admin

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