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Aborto: nessun obbligo per i medici obiettori del Lazio

Lo scorso anno, maggio 2014, il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti ha emanato un decreto con il quale si obbligavano tutti i medici della regione -anche gli obiettori di coscienza- a prescrivere il certificato necessario per procedere all’aborto. La regione, infatti, era diventata il paradiso degli obiettori con la conseguenza che per ottenere un aborto le donne dovevano andar fuori o addirittura all’estero.

Comprendendo le esigenze degli obiettori, che si rifiutano di praticare aborti, ma anche quelle delle donne coinvolte, Zingaretti aveva stabilito quella che sembrava la giusta via di mezzo: il medico obiettore non era tenuto a praticare l’aborto, se non voleva, ma aveva il dovere di rilasciare un certificato col quale la donna potesse andare ad abortire altrove. Oggi, però, il Consiglio di Stato, a seguito di un ricorso del Movimento per la Vita e delle associazioni di medici cattolici, ha sospeso l’efficacia del decreto.

Soddisfatte le associazioni in difesa della vita, le quali considerano la decisione importante “… perché interviene in una antica diatriba e perché sottolinea l’importanza costituzionale dell’obiezione di coscienza”. Bisogna però dire che è una soddisfazione a metà, perchè il Consiglio non ha annullato il decreto del tutto. Gli obiettori non saranno più obbligati a rilasciare i certificati ma hanno ancora l’obbligo di prescrivere la pillola del giorno dopo o dei cinque giorni, in quanto non è ben chiaro il discorso sulla funzione abortiva o solo contraccettiva di questi farmaci. Sarà il TAR del Lazio a dare il parere finale anche su quest’ultima parte del decreto.

admin

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