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Scoprire le malattie cerebrali analizzando la pelle

All’Università San Luis Potosì (Messico) hanno le idee ben chiare: c’è un modo rapido, sicuro e nuovo di diagnosticare gravi malattie neurodegenerative come ad esempio il Parkinson o il morbo di Alzheimer. Attraverso la pelle. E’ quello che ad oggi mancava, dato che la certezza assoluta di queste malattie si può avere solo analizzando il cervello del paziente dopo morto, oppure vedendo i sintomi ormai in fase molto avanzata. Scoprirle invece per tempo, aiuterebbe?

Forse sì, e comunque aiuterebbe i pazienti e i loro familiari ad affrontare meglio la situazione. Lo studio messicano ha cercato i punti in comune tra le cellule cerebrali e altre cellule del nostro organismo e l’ha trovato in quelle della pelle. A livello embrionale, infatti, queste cellule hanno la stessa base di quelle che poi diventeranno cellule nervose, dunque cerebrali. E se le malattie neurodegenerative lasciano tracce nelle cellule cerebrali forse ne lasciano altrettante in quelle epiteliali.

Col paziente in vita, quindi, si è passato ad analizzare alcuni campioni di biopsia cutanea. Del gruppo in questione, 20 persone avevano l’Alzheimer, 16 il Parkinson e 17 la classica demenza causata da altre condizioni. C’era poi un gruppo di controllo di gente sana della stessa età. I risultati hanno confermato che, in presenza di malattie come Parkinson e Alzheimer, le proteine tossiche tipiche delle placche che caratterizzano le patologie erano presenti in massa anche nelle cellule della pelle. Si tratta di elementi come la proteina Tau e la proteina Alfa-sinucleina. Se dunque è possibile seguire l’evoluzione della malattia con una semplice analisi epiteliale, forse sarà possibile diagnosticarla ai suoi inizi nello stesso modo facendo guadagnare preziosi anni di tempo sia a medici che a pazienti.

admin

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