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Un altro bimbo siciliano muore come Nicole

Ci si domanda con amarezza: vale la pena fare ancora figli? Nove mesi di ansia, speranze, attesa … e poi una piccola vita che muore in pochi giorni per la folle disorganizzazione di chi dovrebbe invece curarla. Un altro caso, un’altra Nicole, in Sicilia … stavolta a morire è stato un maschietto. Il piccolo Mattia doveva nascere all’ospedale di Bronte, la cittadina ai piedi dell’Etna dove vivono i suoi genitori, ma proprio nell’ospedale brontese viene diagnosticata una grave infezione alla mamma.

Bisogna accelerare il parto e per farlo Bronte non è sicura. Meglio andare di corsa nella grande città, Catania, dove però al momento non è possibile intervenire. Si sposta quindi la partoriente a Siracusa e qui viene al mondo il bambino. Subito trasportato in terapia intensiva, per il parto prematuro e per l’infezione ancora in atto, le sue condizioni si aggravano il 25 febbraio. Bisogna applicare una terapia speciale che si effettua solo a Messina e così mamma e bambino vengono spostati nella città dello Stretto.

A Messina si scopre che i problemi del bambino erano legati a una grave acidosi metabolica. Troppo tardi per intervenire, l’organismo è compromesso irrimediabilmente e due giorni dopo Mattia muore. Non si tratta di un rifiuto, questa volta, ma della disorganizzazione. Di terapie che non si possono effettuare perchè mancanti, di diagnosi sbagliate che scambiano un disturbo per un altro. Forse un caso di malasanità o forse solo un dramma legato alla nascita prematura? Sarà l’autopsia a dirlo. Rimane l’amarezza dell’ennesima coppia che vede morire il proprio bambino, rimbalzato da un ospedale all’altro, tra responsabilità rilanciate e rigettate, con il panico che torna a mordere la sanità già ferita di una Regione che ora dovrà assolutamente trovare un rimedio.

admin

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