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Morire di parto: in Italia, un progetto di sorveglianza per evitarlo

Si muore ancora di parto, nell’era post-spaziale del XXI secolo? Sì, anche se nei Paesi più ricchi è un caso molto raro. Lo è anche da noi, dato che si parla di 10 decessi su 100.000 nascite, eppure non si deve ignorare il fatto solo perchè avviene raramente. Sono vite umane che spesso potrebbero salvarsi, perchè non tutte le morti di parto avvengono per complicanze naturali.

Una complicanza naturale e non prevedibile è certamente l’emorragia post-parto. E’ questa il primo caso di morte delle neomamme, ma non è la sola. Ce ne sono molte altre che si potrebbero invece prevedere e evitare come le infezioni dei giorni appena successivi o le complicazioni che seguono le fecondazioni artificiali o ancora la reazione allergica ad alcuni farmaci usati durante il parto. Sta alla coscienza della paziente e a quella del medico capire e valutare tutti i rischi prima della nascita del bambino. Per aiutare entrambi a fare questo, si sta sperimentando nel nostro Paese un sistema di sorveglianza speciale per adesso in prova solo in alcune regioni.

Fortemente voluto dall’Istituto Superiore di Sanità, il progetto coinvolge Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia e viene sviluppato secondo due metodi diversi: incrociando i dati dei registri di mortalità con le schede di dimissione ospedaliera; attivando una dettagliata analisi su tutti i casi di morte di parto che si sono verificati negli ultimi anni e nel presente. In tal modo si è potuti risalire anche alle cosiddette “morti tardive” ovvero quei decessi che avvengono anche a sei mesi o a un anno dal parto ma causati da problemi iniziati durante la nascita del bambino. L’obiettivo è di estendere questa sorveglianza a tutte le regioni e annullare anche quel minimo rischio che ancora rimane.

admin

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