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La "mano robotica in 3D", un successo italiano

A provarla per primo, emozionatissimo, un sessantenne che da giovane aveva subito un incidente sul lavoro (un braccio finito sotto una sega elettrica) e aveva perduto così tutta la parte compresa tra il gomito e la mano destra. Prima il nulla, poi una protesi di legno e una vita condizionata per sempre. Eppure non tutto, di quel braccio, era andato perso. La muscolatura -nella parte finale del moncherino- aveva ancora una flebile attività di trasmissione elettrica degli impulsi e proprio legandosi a questa si è potuta sperimentare la “mano robotica in 3D”.

Un nuovo orgoglio italiano presentato a Roma dai suoi ideatori, ovvero l’Istituto Italiano di Tecnologia e l’INAIL. La novità assoluta è che la mano è stata interamente costruita con le nuove stampanti 3D, dopo di che rivestita con un guanto pieno di sensori e infine collegata -tramite una protesi- alla muscolatura del braccio ancora attiva. In questo modo, la mano finta si muove come si muoveva quella vera, cioè ricevendo impulsi elettrici dal cervello, dai nervi e dai muscoli. La persona non deve fare alcuno sforzo per prendere le cose, aggrapparsi, aprire le porte. Un vero miracolo della scienza, che si spera di avere in libero commercio già tra due anni e che potrebbe essere inserito nei livelli essenziali di assistenza (LEA).

Al momento infatti la mano è disponibile ma, a parte i volontari che la stanno testando per gli esperimenti, tutti gli altri dovrebbero pagarla e i costi sono esorbitanti. Se invece verrà inserita nell’assistenza statale le persone, anche le meno abbienti, potranno averla e ritrovare così funzionalità ormai dimenticate e date per perse. Ma non sarà facile rendere questa nuova tecnologia accessibile a tutti, e non solo per motivi economici. Le stampanti 3D sono a loro volta un “esperimento” di cui ancora sappiamo poco, anche se sono già in uso e con successo. Per il momento ci si gode il successo medico, soprattutto in un campo -quello delle protesi- che non faceva registrare progressi da tempo, in Italia. I fondi sono sempre un problema, ma se si razionalizzano le spese anche quelli si trovano facilmente.

admin

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