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Le medicina secondo il califfato nero

Lo IS (stato islamico) fa propaganda e la fa anche tramite le cosiddette azioni umanitarie. Pensavate che il “califfato nero” fosse solo una macchina di morte? No, vi sbagliavate. I guerriglieri di Allah propongono anche un sistema sanitario che funziona, che salva vite umane… purché siano vite umane maschili! Le linee guida per chi voglia praticare la medicina nell’ambito dell’IS sono chiare e semplici.

Separazione dei sessi, cure approvate dai capi secondo la legge che loro credono sia dettata da Dio e soprattutto disponibilità al sacrificio (possibilmente femminile!). Se le testimonianze dei sopravvissuti all’IS parlano di donne usate come “banche del sangue” per i guerrieri, trasfusioni eseguite fino alla morte della vittima per far vivere un terrorista, e (peggio ancora) bambini e minori rapiti e uccisi per prelevare gli organi da usare nella “sanità” del califfato, le notizie che si deducono dai video diffusi sono meno terribili anche se altrettanto inaccettabili.

I video mostrano medici all’opera, molti arabi, qualcuno anche occidentale (come l’australiano Abu Yusuf), ma tutti rigorosamente maschi. Nel sistema sanitario del califfato solo le donne possono curare le donne, ma alle donne è proibito studiare medicina … dunque le pochissime dottoresse presenti, magari venute dall’estero, devono far fronte a decine di migliaia di pazienti. Se nell’Islam più conservatore la donna può essere visitata da un medico maschio in presenza di un marito, un padre o un fratello, nell’IS nemmeno la presenza di parenti uomini garantisce il via libera per la visita alle donne. Nel video, inoltre, si vedono sale attrezzate, tecnologie avanzate e pulizia e igiene al massimo … condizioni che, anche in base alle testimonianze di chi è scappato, non esistono affatto negli ospedali gestiti dai terroristi.

admin

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