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Molestie via web: ora sono riconosciute come "violenza"

Un uomo di 50 anni condannato per violenza sessuale praticata tramite Internet su una bambina di 9 anni. Secondo la difesa, non si sarebbe trattato di violenza né di abuso, perchè di fatto nulla di fisico è mai avvenuto… solo contatti via chat, parole, scritti, termini virtuali lasciati su uno schermo. La Corte di Cassazione però non la vede allo stesso modo e ha confermato la condanna: nove anni di carcere e, ovviamente, il divieto di usare ancora un computer.

La Cassazione per la prima volta classifica le molestie via web come una vera e propria violenza sessuale, soprattutto se praticata nei confronti di un minorenne. Le parole non possono ferire nel corpo, ma possono condizionare la mente, turbare, creare paure e confusione. Non è argomento per la medicina fisica, certamente, ma lo è per la psicologia, per la psicanalisi. Come dice la sentenza: “i social network e i mezzi elettronici sono considerati una nuova forma di socializzazione che si affianca a quelle tradizionali” e dunque come tale può anche avere delle conseguenze pesanti.

Insomma, secondo la legge da ora in poi non ci saranno più differenze tra un adulto che allunga la mano sulle parti intime di un bambino e un adulto che riempia di parole oscene il suo tablet, la sua pagina facebook, anche senza mai toccarlo. Tanto per cominciare, una regolata dovrebbero darsela i genitori: niente Internet per i bambini, a meno che non ci sia uno stretto controllo parentale sulle azioni, niente facebook o twitter prima dei 13 anni; in secondo luogo, la legge deve adeguarsi ai cambiamenti che includono anche gli effetti psichici che una comunicazione verbale può avere sulle nuove generazioni. Come il bullismo cibernetico a distanza può generare depressioni da suicidio, così a maggior ragione la molestia sessuale via web può causare conseguenze gravissime che equivalgono a una molestia sessuale vera e violenta.

admin

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