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Nepal: ora gli incubi sono ipotermia e malattie

La prima scossa (quasi 8° grado Richter) ha sbriciolato il paese e ucciso circa 4000 persone tra Nepal, India, Cina e Bangladesh. La seconda, la terza … la terra continua a scuotersi con violenza e lo farà per settimane ancora, dopo uno dei sismi più violenti mai registrati al mondo. E chi non è morto sotto le macerie è morto di spavento o è morto -come gli alpinisti italiani- sotto le valanghe venute giù dall’Everest. Eppure l’incubo, in Nepal, è appena all’inizio.

Si tenta ancora di soccorrere la gente, di raggiungere villaggi isolati in cima ai monti più alti della Terra, e intanto si temono conseguenze anche peggiori del terremoto. Oggi gli incubi sono due: ipotermia ed epidemia. L’ipotermia, ovvero il congelamento, è quello che rischiano i superstiti -se ce ne sono- rimasti isolati, forse in stato di incoscienza o solo senza mezzi di comunicazione attivi, e che non sono ancora stati raggiunti dai soccorsi, arrivati qui da tutto il mondo. Trenta province su settantacinque sono state colpite e quasi tutte hanno territori montani sopra i 1000 metri.

La gente viene ricoverata dove capita, manca l’acqua, i mezzi per sterilizzare, i farmaci. Il timore è che tutti i morti non ancora recuperati possano diffondere pestilenza, e che le carenti condizioni igieniche e curative degli ospedali possano contribuire a completare l’opera con altre malattie contagiose in agguato. Bisogna aiutare prima di tutto le mamme e i neonati, i più a rischio. Poi i bambini e gli anziani. Si stanno muovendo in questo senso Save The Children, Medici senza Frontiere e altre migliaia di volontari giunti da ogni nazione. Servono soprattutto medicine, bende, strumenti per le cure, ma anche tante coperte e abiti pesanti che verranno smistati appena possibile a Kathmandu e nei dintorni più isolati.

admin

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