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Torna lo "stress da rientro": ma è davvero una malattia?

Lo chiamano già “post vacation blues”, ovvero la tristezza, lo stress del rientro dalle vacanze. Esperti di tutto il mondo si premurano di dare consigli, aiuti e suggerimenti a chi si sente spossato e triste dopo la fine delle ferie o di un ponte di tre giorni come quello appena finito, dell’1 maggio. Perchè al giorno d’oggi le vacanze pare facciano più male che bene.

Nate per dare a ciascuno la giusta pausa, e per farci guadagnare energie nuove, le vacanze dovrebbero servire per rasserenarci invece ci fanno tornare più depressi di prima. Un italiano su 10 soffre di “stress da rientro” e finché il cervello non si riabitua ai ritmi quotidiani il lavoro viene visto come un ostacolo pesantissimo. Lo psichiatra Michele Cucchi, Direttore Sanitario del Centro Medico Santagostino di Milano, parla di “omeostasi cerebrale”, cioè di un cervello che “dimentica” come si seguiva il ritmo e dunque va in tilt per lo sforzo di recuperarlo.

Esistono anche delle “terapie” per questo disturbo: rinnovare alcune abitudini per non sentirsi prigionieri della routine, fare più pause tra un impegno di lavoro/famiglia e l’altro, porsi obiettivi a breve scadenza e di breve durata, senza strafare. Tutte ottime cose, ma forse dovremmo semplicemente fare un salto indietro nel tempo a 70 anni fa, quando si lavorava duramente nelle campagne, nelle fabbriche, nell’edilizia, anche negli uffici e le vacanze erano poche e per pochi eletti. E chi ne poteva godere, non si sognava nemmeno di lamentarsi del rientro, piuttosto pensava a vivere bene quei rari giorni di riposo. Forse noi lavoratori moderni siamo un tantino viziati, più che malati?

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