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Ammalarsi di "tecnostress" nel XXI secolo

Mal di testa, nervosismo, calo della concentrazione, stanchezza, umore nero, gastrite, ansia e panico. Non sono i sintomi della depressione ma di quello che gli esperti chiamano “tecnostress”. E’ una nuova malattia ed è strettamente legata al nostro uso e abuso di materiali elettronici, di schermi e di dispositivi che emettono onde.

Una indagine condotta in Italia che ben si ricollega ad altre ricerche straniere dimostra che su 1.005 lavoratori digitali (ovvero persone che usano computer, tablet e telefoni per lavorare) un buon 18% rimane connesso al computer e con gli occhi incollati allo schermo per le classiche 8 ore lavorative; il 9,8% usa questi dispositivi fino a 10 ore al giorno ma esiste anche un 6% di persone che arriva a fissare uno schermo per 12 o 16 ore ogni giorno. Non ci vuole molto a capire come: dopo una giornata di lavoro al computer magari ci si rilassa con la Playstation, col tablet, su facebook… insomma… comunque fissando uno schermo.

A risentirne subito più di tutti sono i nostri occhi. E con i disturbi degli occhi arrivano, a ruota, il mal di testa, il nervosismo e la stanchezza. Il dover sempre inseguire qualcosa che va più veloce di noi, come avviene in chi lavora con Internet, provoca ansia e di conseguenza anche attacchi di panico. Il tutto unito all’insonnia, che è un classico in chi si stressa troppo di mezzi elettronici. Il “tecnostress” è stato riconosciuto come “malattia professionale” fin dal 2007 e l’anno seguente, grazie al Decreto legislativo 81, è entrato in vigore l’obbligo di valutare il rischio stress negli ambienti di lavoro. Oggi è fondamentale che negli uffici e nelle aziende che usano tanto i mezzi elettronici vi siano periodi di pausa imposti agli impiegati, uno stacco senza il quale la potenzialità del loro cervello viene meno e con essa l’efficienza sul lavoro. Sarebbe ideale anche dedicarsi ad altro, una volta tornati a casa: meglio sport, o giochi con i figli, o qualsiasi altro hobby che non un’altra ora al PC.

admin

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