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Dislessia: è un fattore genetico

La dislessia è un problema genetico. Il sospetto che gravava da tempo sulla malattia che impedisce alle persone di riconoscere e leggere bene le parole oggi diventa realtà dopo uno studio italiano condotto dai ricercatori dell‘Istituto di Neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche e dell’Università di Pisa, del San Raffaele di Milano e dell’Ircss Medea. Lo studio avrebbe ricollegato un gene legato alla vista, il Dcdc2, alla disfunzione che causa la dislessia.

Difficile da diagnosticare, la dislessia veniva spesso scambiata per un fattore di pigrizia, di capriccio o di difetto della vista nel migliore dei casi. Quando viene riconosciuta di solito è già avanzata e dunque è ancora più complicato capire da dove si è generata. L’ipotesi che abbia origini genetiche però non è mai stata scartata e così lo studio italiano ha analizzato gruppi di persone dislessiche e allo stesso tempo portatrici di alcune anomalie genetiche legate al gene Dcdc2.

Le persone che presentano una mutazione di questo gene fin dalla nascita, infatti, tendono ad essere ciechi davanti al movimento di alcuni stimoli visivi. Ovvero, individuano la forma e la direzione degli oggetti, ma se subentrava un minimo di movimento non erano più in grado di riconoscerli. La lettura, nel caso della dislessia, funziona come un movimento perché l’occhio deve “cucire insieme” le varie lettere, che magari vengono riconosciute singolarmente ma nel contesto sfuggono alla vista. Dunque oggi la spiegazione sarebbe legata a un’anomalia genetica, per cui è chiaro che dislessici si nasce e la cura o la correzione che sia deve tener conto di questo nuovo fattore.

admin

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