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Quella "ginnastica cerebrale" che guarisce dall'ictus

Il cervello danneggiato dopo un trauma, un ictus, un’emorragia fatica a ritrovare le proprie funzioni. Lo sanno fin troppo bene i parenti delle persone sopravvissute a uno qualsiasi di questi eventi che, in base alla zona colpita, lasciano lacune apparentemente incolmabili nella memoria, nel movimento, nell’udito, nella parola … La riabilitazione è solitamente un fattore esterno, collegato semplicemente al corpo. Ma oggi sappiamo che esiste anche una sorta di “ginnastica” tipica delle cellule cerebrali.

Gli studi che vanno alla scoperta del misterioso “pianeta cervello” sono tanti e sempre più precisi, e tra questi ci sono quelli americani della Columbia University e della University of Toronto, raccolti in un libro curato dal dottor Norman Doidge: “Le guarigioni del cervello” (Ponte delle Grazie edizioni). In questo testo, il dottor Doidge spiega come il cervello riesce da solo a tenersi in allenamento, con una vera e propria “ginnastica neuronale” che consiste nel sostituire le aree del cervello momentaneamente ferme o morte con altre intatte. Questa sostituzione il cervello tende a farla da solo, ma a volte può essere stimolata sebbene non in tutti i soggetti si ottengono successi.

Per esempio, il libro parla di un malato di Parkinson che non potendo più muoversi come prima aveva sviluppato un metodo di concentrazione mentale col quale immaginava di compiere le azioni che non poteva più compiere. E così facendo il cervello tendeva a lenire i danni subiti da quella specifica area colpita dalla malattia. Esistono casi di persone paralizzate dalla vita in giù che riescono a “fare sesso mentalmente”, con la forza della concentrazione che stimola nel cervello quelle stesse sensazioni che non sono più stimolate dal corpo. Ci sono pazienti con l’area della vista danneggiata che, grazie alla stimolazione delle cellule cerebrali di un’altra area che entra in sua sostituzione, riescono a ottenere miglioramenti notevoli. I medici chiamano tutto questo “neuroplasticità” e la individuano in modo molto maggiore nei bambini e nei giovanissimi, il cui cervello è molto più elastico e disposto al cambiamento e alla riabilitazione in caso di gravi danni.

admin

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