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Caso "Stamina": la Cassazione ribadisce il NO

Sul totale dei pazienti trattati il 25% ha subito conseguenze avverse, il 14% lotta ancora oggi con conseguenze molto gravi e il resto non sa ancora come evolverà la situazione. I casi di guarigione o miglioramento sono pochi e certamente temporanei. Sono solo alcuni dei dati che hanno convinto la Corte di Cassazione a dire e ribadire il fermo “NO!” al metodo “Stamina” ideato da Davide Vannoni. Per anni, centinaia di persone -soprattutto genitori di bimbi malati- si sono affidati alle mani di quest’uomo che non è nemmeno un medico ma uno psicologo, e al suo metodo mai sperimentato.

E’ vero che in caso di estrema emergenza, a volte, un medicinale si può distribuire senza sperimentazione (come nei casi di Ebola) ma “Stamina” era una storia a parte. Qui si manipolavano le cellule staminali, si usavano per malattie molto diverse tra loro e soprattutto le documentazioni di tutti questi usi del metodo non erano nè sufficienti nè convincenti. Finiti sotto processo per truffa e altri gravi reati, Vannoni e la sua squadra hanno visto bocciare il proprio metodo più di una volta. La Cassazione riunisce tutte le motivazioni precedenti in una sola: “Al metodo Stamina non può annettersi alcuna validità scientifica”, tanto per cominciare, e poi “sono emersi una serie di rischi collegati alla attività di estrazione e re-inoculazione delle cellule staminali poste in essere fuori dalle dovute precauzioni e al di fuori delle procedure richieste dalla legge”.

E ancora, si tratta di “medicinale tecnicamente imperfetto e somministrato in modo potenzialmente pericoloso per la salute pubblica” con la spiegazione di un “unico protocollo presentato da Stamina Foundation non supportato da dati scientifici; è privo di riferimenti a procedure scientifiche validate o a pubblicazioni scientifiche e in esso le metodiche non sono dettagliate”. Con la stessa sentenza la Cassazione respinge il ricorso di 13 pazienti che intervenivano a difesa di Vannoni e però assolve i medici degli Spedali di Brescia che eseguirono le infusioni ma solo perché costretti dalle imposizioni del tribunale.

admin

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