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Ecco la protesi "sensibile"

I disagi di chi viene amputato: la perdita dell’efficienza del corpo in uno o più punti, il doversi riadattare a una nuova vita, il percepire la presenza di un arto fantasma. Forse è quest’ultima la parte peggiore. Sentire di avere ancora un piede, un braccio, una mano che invece non esiste più. Avviene perchè il nostro cervello continua a immaginare quel prolungamento e perché i nervi sebbene interrotti ad un certo punto “ricordano” quello che c’era prima.

Risolvere il fenomeno dell’arto fantasma è una delle sfide della ricerca moderna, e dall’Austria ci fanno sapere che qualcosa di buono finalmente si sta ottenendo. Parliamo degli esperti dell’università di Linz che sono riusciti a mettere a punto la prima “protesi sensibile”, ovvero in grado di trasmettere sensazioni reali al punto che la persona può considerarla quasi come la propria gamba vera. Vengono applicati dei sensori particolari sui nervi monchi, alla base della parte amputata, quindi si applica la protesi che porta in sé degli altri sensori che si collegano con quelli dei nervi.
Nel caso del paziente austriaco, si trattava di un piede amputato. Dunque la protesi riproduceva il piede mancante con materiali artificiali, muniti però dei suddetti sensori. Grazie alla trasmissione di alcuni impulsi, le due terminazioni dei sensori vengono stimolate e i nervi percepiscono queste vibrazioni come segnali da inviare al cervello. Il risultato è che la persona “sente” il piede, e non lo sente come una protesi attaccata alla caviglia ma come se fosse il proprio piede resuscitato! I vantaggi per il paziente sono enormi: si è adattato alla protesi in meno della metà del tempo che di solito serve, e grazie alle sue testimonianze sta aiutando anche i medici a capire come agisce il cervello nei confronti di un arto che prima non c’era e poi è ritornato.

admin

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