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Immigrati: allarme sanitario nelle stazioni

Sopravvivono al mare grosso, alla crudeltà degli scafisti e dopo essere sbarcati in Sicilia si rendono conto che il viaggio è appena cominciato. I migranti africani sostano sull’isola solo pochi mesi, poi proseguono -legalmente o in fuga- verso il Nord. La loro meta è l’Europa del Nord, oppure la Francia o ancora l’Inghilterra. E quando arrivano al confine spesso vengono rimandati indietro… ecco perché sono le grandi stazioni italiane i centri nevralgici del fenomeno immigrazione.

Se ne sono accorti a Roma, dove gli sgomberi forzati hanno creato qualche sommossa nei giorni scorsi, se ne accorge ogni ora di più Milano, dove tutti i profughi in arrivo si mescolano a quelli respinti creando vere e proprie aree-ghetto per gente della Somalia, dell’Etiopia, del Sudan e della Siria, la maggior parte di fede cristiana in fuga dalle persecuzioni e dalle guerre. Vivere ammassati senza possibilità di usare il bagno e di lavarsi provoca malattie e sono già stati registrati casi di scabbia e di tubercolosi, oltre alle più banali e diffuse infezioni.

La maggior parte viene trasferita ai centri di accoglienza, almeno per fare una doccia e per mangiare roba sana, molti altri però vengono visitati sul posto. Non vogliono lasciare la stazione, sanno che il futuro comincia salendo su un treno e non vogliono perdere l’occasione. Ieri sono state condotte due ore di visite mediche su centinaia di persone, presso il primo centro di assistenza aperto alla stazione di Milano. Centro di assistenza che deve diventare un presidio in tutte le grandi stazioni, anche a Roma, Venezia e Torino perchè sono queste le mete dei profughi, non le coste della Sicilia. La Croce Rossa della Lombardia è già al lavoro e, nonostante quel che dice Maroni, sono tanti i volontari milanesi pronti a dare una mano.

admin

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