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Medici in guerra… a Napoli e non solo

I medici del pronto soccorso dei maggiori ospedali di Napoli combattono ogni giorno una guerra terribile e su più fronti: la guerra contro i tagli alla sanità, che levano loro personale e mezzi; la guerra contro le malattie dei pazienti; la guerra contro la stanchezza; la guerra contro i parenti dei malati… che senza nemmeno tentare di capire le loro ragioni denunciano, urlano e spesso picchiano e minacciano.

Purtroppo non succede solo a Napoli, ma in tutte le città italiane da quando la sfiducia nei medici viene alimentata da avvocati senza scrupoli che invitano la gente a chiedere risarcimenti anche per la morte del bisnonno di 103 anni! Internet fa anche la sua parte. La gente si cura leggendo Internet, ed è convinta che i medici -quelli veri- non capiscano niente! L’ordine dei medici non può più tollerare questo e ha deciso di passare alle vie pesanti della provocazione. Andare a lavorare col giubbotto antiproiettile, proprio come farebbero in Siria, in Afghanistan o in altri teatri di guerra.

E non sono scherzi! I primi 500 giubbotti saranno pronti tra una settimana e verranno distribuiti al Cardarelli di Napoli e in tutti gli altri ospedali che li richiederanno. In realtà non sono veri, si tratta solo di pettorine imbottite con su scritto: STOP ALLA VIOLENZA CONTRO I CAMICI BIANCHI. I cittadini vanno informati e sensibilizzati. Il medico non è il loro nemico, e non sta lì per godere delle loro sofferenze. Medici e infermieri sono uomini e donne sottopagati, maltrattati, stanchi che nonostante tutto si dedicano ai malati e ai loro parenti dando il massimo. Se le cose non funzionano, spesso, non è colpa del medico ma di chi lo costringe a lavorare in condizioni disumane.

admin

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