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Il cervello si atrofizza quando è a rischio SM

La sclerosi multipla (SM) fa parte di quelle malattie misteriose contro le quali la ricerca sta ancora combattendo. Metodi, terapie, scoperte si susseguono ma ancora non se n’è venuti a capo. Curare è impossibile, prevenire anche… ma prevedere lo è eccome. Cosa si guadagna sapendo con anticipo di avere la sclerosi? Tempo. E il tempo a volte può aiutare a sperimentare le cure e a preparare psicologicamente il paziente.

Per scoprire in tempo se una persona ha la sclerosi multipla, una soluzione sarebbe quella di misurare le dimensioni del cervello e di capire se è in atto una atrofia cerebrale. La perdita di volume cerebrale è un segnale chiaro, ma altrettanto sottovalutato dai medici. Un medico inglese, Michael Duddy, ha deciso di parlarne chiaramente al congresso “Innovating for Patients” nel campus Novartis di Basilea. Se la perdita di volume del cervello è relativamente normale nelle persone sane, aggirandosi su uno 0,1% annuo, nei soggetti a rischio sclerosi la perdita viaggia sullo 0,6% o anche 0,7% annuo. Una bella differenza, impossibile da ignorare.

Allora come mai solo il 37% dei pazienti considera che quella atrofia sia importante e come mai i medici, che dovrebbero guidarli nella consapevolezza, li lasciano credere qualcosa di sbagliato? Forse per eccesso di prudenza, forse per insicurezza. Fatto sta che la cosa deve essere presa in considerazione. Cosa succederebbe se la perdita di volume e la conseguente perdita di funzioni cerebrali venisse affrontata all’inizio? Potremmo forse aver trovato il modo di contrastare la malattia? Non lo sapremo mai se non ci proviamo, e non si può provare nulla se al paziente non viene notificato questo cambiamento in atto. Per fortuna -ci dice il dottor Duddy- oggi se ne parla molto di più e ancora se ne dovrà parlare per aiutare la ricerca anche con l’informazione corretta.

admin

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