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La scoperta della Montalcini diventa un collirio che cura la demenza

E se la cura per Alzheimer, Parkinson e altre malattie neurodegenerative entrasse dagli occhi, evitando così lunghe terapie farmacologiche o in alcuni casi operazioni chirurgiche complesse? La speranza ce l’ha regalata Rita Levi Montalcini quando ha scoperto il fattore NGF, in grado di stimolare la crescita delle cellule nervose. E quella speranza è divenuta realtà grazie alla ricerca svolta dall’Istituto di Biologia Cellulare del CNR di Roma.

Finora testato sugli animali, pare sia possibile una sua futura applicazione sull’uomo. Il fattore di crescita neuronale (NGF) è stato lavorato ed elaborato in modo che fosse possibile usarlo come base per un semplicissimo collirio. Una volta inserito nell’occhio, però, questo farmaco non andrà a curare la retina ma viaggerà direttamente verso il cervello e qui stimolerà la produzione di nuovi neuroni andando a sostituire quelli che man mano muoiono per colpa della malattia in corso. Nelle cavie ha già funzionato alla perfezione.

Il composto va ad agire in una specifica area cerebrale, quella subventricolare dei ventricoli laterali, accelerando la produzione di nuovi neuroni. Laddove le malattie neurodegenerative distruggono le cellule, causando i sintomi che tutti conosciamo (perdita di memoria, sbalzi di umore, disturbi della coscienza, disconnessione delle comunicazioni nervose) i nuovi neuroni subentrano per recuperarle. Poche gocce nell’occhio per fermare il dramma dell’Alzheimer, ma anche per recuperare funzionalità in un cervello ferito da un trauma cranico o da un ictus. Una scoperta importante che inquadra un futuro di terapie sempre migliori e prive di danni collaterali per i pazienti.

admin

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