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Salute: il rischio che abbiamo corso per colpa di un vulcano

Quando nel 2012 eruttò il vulcano islandese Bardarbunga la nostra massima preoccupazione furono i voli del Nord Europa dirottati altrove. Non abbiamo nemmeno pensato a quel che si stava spandendo nell’aria che respiravamo. Non lo abbiamo fatto perché di norma, le emissioni vulcaniche non sono nocive… salvo quando sono nubi piroclastiche pericolosissime. Perfino le ceneri dell’Etna, a parte qualche bruciore agli occhi e difficoltà respiratorie, non portano altro danno.

Ma le oltre 12 milioni di tonnellate di materiale espulso dal Bardarbunga, rimaste ad aleggiare sull’Europa dal 2012 fino agli inizi di questo anno, erano vere e proprie nubi tossiche che portavano anidride solforosa. La ricerca condotta dal professor Sigurdur Gislason dell’Università dell’Islanda, e pubblicata sulla rivista “Geochemical Perspectives Letters”, ha verificato che abbiamo corso un rischio molto alto per la salute, negli ultimi tre anni. Ci è andata bene solo perché i venti e le piogge hanno impedito alla nube di fermarsi a lungo su un solo posto, così i fastidi sono stati sì diffusi, ma in piccole quantità per volta.

L’anidride solforosa è uno dei peggiori inquinanti atmosferici e oltre a diffonderlo noi con le nostre industrie e col carburante, lo diffondono anche alcuni vulcani. Può causare bronchiti, asma, tracheiti e irritazioni alla pelle, bruciori agli occhi ma anche malattie più serie provocate dalle piogge acide. Insomma un effetto Pompeii un pochino meno drammatico. Non sarebbe morto nessuno bruciato vivo, ma probabilmente ci saremmo ritrovati col doppio delle allergie e delle malattie respiratorie. Dobbiamo ringraziare gli inverni duri di questi anni se ci siamo salvati!

admin

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