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Dall'ictus ci si salva, ma con assistenza scarsa in tutta Europa

Dall’ictus ci si salva? Sì, in molti casi si può sopravvivere con disabilità più o meno gravi. Il problema, in Italia più che altrove, è l’assistenza quotidiana e le spese. L’ictus colpisce 200.000 persone l’anno, e per un milione di loro la vita cambia per sempre dopo l’attacco. Il nostro Paese spende 3,7 miliardi di euro per curare questi malati ma spesso l’assistenza non è all’altezza.

L’Unione Europea ha stabilito dei parametri di giudizio per vedere se l’assistenza a un reduce dall’ictus viene eseguita bene: politica, strategie educative, interventi complessi, organizzazione dei pazienti, attività dei leader, collaborazione economica, tecnologie, incentivi e così via. L’Italia va bene in almeno 5 di questi indicatori ma non è abbastanza dato che la Svezia eccelle in 8 su 11 e il Regno Unito addirittura in 10 su 11. Da noi mancano per lo più gli incoraggiamenti economici, aggravati dai tanti tagli alla Sanità.

Come sempre, nello specifico, quello più attivo e informato è il Nord, mentre le regioni centrali e il Sud soffrono di carenze anche in questo. Non sapere come muoversi porta al non richiedere certi servizi che invece esistono. Quel che ci consola è che in tutti i Paesi dell’Unione la lacuna principale è quella dei fattori organizzativi, insieme alla carenza di risorse e alla burocrazia. Una consolazione da poco, perché invece si deve lavorare per eliminare il problema e avere il massimo dell’efficienza. Per prima cosa si devono sbloccare le risorse riservate alla Sanità, che vengono sacrificate per portare avanti investimenti economici e militari.

admin

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