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Quei "soltanto feriti" che vivono un incubo peggiore della morte

Matteo ha bisogno della madre per alzarsi dal letto, del fratello per andare in bagno e di due volontari per andare a prendere aria in piazza. E dire che, fino a poco tempo fa, Matteo era un giovane di 25 anni vivo, felice, libero, scatenato. La sua storia è simile a quella di mille altri: un incidente stradale nella notte, ma lui non è morto. E’ rimasto “soltanto ferito”, come spesso sentiamo dire al Telegiornale. Una frase che a noi fa tirare sospiri di sollievo senza sapere che incubo c’è dietro ognuno di quei feriti.

E’ vero che un incidente fa scalpore se ci sono molti morti, ma a volte chi sopravvive, chi rimane “soltanto ferito” vive per sempre in un incubo peggiore della morte. Paralisi, danni cerebrali, conseguenze che si presentano nel tempo … I familiari sono felici di avere ancora il loro caro vivo tra loro, ma devono rivoluzionare la propria vita nel suo interesse. Una persona con gravi conseguenze dopo un trauma non potrà mai più vivere da solo. E che cosa provano loro, i protagonisti di questi drammi? A volte non lo sapremo mai, perché alcuni di loro non possono nemmeno esprimersi… come fu per Eluana Englaro. Altri, spesso, per loro stessa ammissione si trovano a desiderare di essere morti, come successe ad Alessio Tavecchio, autore del libro “Una guarigione impossibile”.

Alessio però ce l’ha fatta. Oggi, pur essendo in sedia a rotelle, lavora ed è sposato e padre di due figli. Altri non avranno mai quella fortuna e quella grinta di ripresa. E chi resta paralizzato in un letto, o mentalmente instabile per sempre è anche un costo per la famiglia e per le casse dello stato. Ecco perché è sempre importante fare informazione, martellare i ragazzi sulla sicurezza alla guida. Ecco perché non si deve mai chiudere un occhio davanti a quel “soltanto feriti” che ci fa sembrare la cosa meno grave del previsto. Bisogna fare in modo che questa strage continua sulle strade finisca per sempre.

admin

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