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Muore di tumore all'utero non diagnosticato: paga il medico

Mentre si attende con ansia la legge che limita le responsabilità mediche nei casi di presunta “malasanità” una notizia fa discutere sulla opportunità o meno di questo limite. Arriva da Palermo dove, dopo tre gradi di giudizio, la corte di Cassazione ha riconosciuto la colpa di un medico per “non aver capito in tempo che la paziente aveva un tumore”.

I fatti risalgono agli anni Ottanta, quando una signora palermitana ricorre al proprio ginecologo a causa di alcune perdite di sangue anomale. Il medico la visita ma deduce che si tratti di poca cosa, forse di un residuo del ciclo in menopausa, in fondo a quell’età le perdite sono normali. Ma la donna covava un tumore all’utero, malattia aggressiva e rapida che infatti -una volta diagnosticata con ritardo- non le ha lasciato più scampo. La famiglia ha portato avanti la battaglia legale per trent’anni e alla fine l’ha avuta vinta.

Il medico dovrà pagare la propria incompetenza che ha portato un grave “danno morale” ai parenti della donna ma anche a lei stessa, che nel frattempo è morta senza avere la possibilità nemmeno di tentare di vivere più a lungo, dato che le sono state precluse le cure in tempo utile per fermare la malattia. La sentenza che giunge oggi permetterà agli eredi di ottenere il risarcimento ma potrebbe anche essere una delle ultime sentenze in tal senso pronunciate contro un medico. Molto presto infatti dovranno essere i parenti a dimostrare il danno, non più l’ospedale o le cartelle cliniche.

admin

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