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Batteri resistenti: ecco come si difendono

Ma come fanno i nuovi batteri, quelli forti e “resistenti”, a non farsi sopraffare dai farmaci, anche da quelli più potenti … al punto da indurci ad avere paura di un banale mal di stomaco? La risposta ce la dà uno studio della Carnegie Mellon University che ha paragonato il sistema di comunicazione di questi batteri ai nostri moderni “social network”.

Perchè in effetti il modo di comunicare che hanno questi micro-organismi somiglia tanto alle nostre “twittate”. Le colonie di batteri crescono e lavorano insieme per garantirsi la sopravvivenza. Creano una sorta di pellicola difensiva, un vero e proprio “biofilm” che funziona come Facebook o Twitter per noi: una rete di comunicazione e cooperazione. I segnali che si inviano tra loro sono segnali intercellulari che vengono inviati alla comunità, recepiti da alcuni e rielaborati da altri che possono anche “condividerli”.
I ricercatori hanno usato proprio questi termini: i batteri “twittano e ritwittano” i segnali tra loro, con dinamiche di gruppo che li rendono uniti contro gli attacchi esterni. Ora che sappiamo come funziona la loro comunicazione possiamo provare a smantellarla con azioni mirate in quell’unica direzione. Quello che mancava alla ricerca era la comprensione dei segnali e del loro metodo di trasmissione. Se quel che è stato scoperto è il metodo giusto, ora bisognerà soltanto trovare la tecnica adatta per interrompere questa trasmissione dati: un bel “black out” del loro piccolo “facebook” chimico e riusciremo di nuovo ad avere la meglio sulle malattie!

admin

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