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Psicologia: metti un "selfie" con il morto…

E’ l’ultima moda europea e purtroppo si pensa che arriverà presto anche in Italia. Su 2.700 persone, rivela uno studio inglese, almeno un terzo ammette di aver fatto un “selfie” anche al funerale di un amico o di un parente. Se è vero che il cristianesimo predica la “gioia del passaggio alla vita eterna” un minimo di pudore e di freno, tuttavia, occorrerebbero davanti a occasioni che per altri sono dolorose. Eppure alla moda hanno ceduto anche personaggi in vista, come Obama al funerale di Nelson Mandela!

Intanto il “selfie”, l’autoscatto col cellulare, è diventato talmente una abitudine che ormai lo facciamo ovunque, anche in bagno seduti sulla tazza… figurarsi al cimitero, perché no??! La cosa comica, se non fosse davvero tragica, è che chi scatta il “selfie” al funerale cerca giustificazioni valide: “era una forma di estremo addio”, “volevo ricordarlo fino all’ultimo”, oppure ancora “volevo esorcizzare la paura della morte”. Ammettiamolo, a tutti noi è venuta la tentazione di ridere o dire frasi sceme dopo un funerale… è la normale reazione a qualcosa di pauroso che noi, per fortuna, non abbiamo ancora dovuto passare! Ma la foto ricordo col morto è un po’ esagerata.
Lo dicono anche gli psicologi che parlano di “eccessive manie di protagonismo” e di una nuova forma di egoismo suggerita e promossa dai social network. Una moda è una moda, ma se arriva a questi limiti estremi forse diventa qualcosa di preoccupante. Se nemmeno la morte o il dolore degli altri ci ferma, stiamo davvero diventando incapaci di distinguere le emozioni e questo porta anche ai peggiori atti contro il prossimo. Non ci meravigliamo, dunque, se uno stupro viene definito “una ragazzata” o se dopo un omicidio la persona sotto accusa dice con estrema tranquillità: “ora che vi ho detto tutto, posso tornare alla festa?”

admin

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