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Lamberto Sposini e la "guerra" del risarcimento dopo il coma

Ricorderete sicuramente quel 29 aprile 2011. Era il giorno del matrimonio di Kate e William di Inghilterra e tutte le televisioni del mondo avevano gli occhi puntati sulla splendida giovane coppia reale, anche la RAI ovviamente, con “La vita in diretta”, nota trasmissione pomeridiana condotta allora da Mara Venier e Lamberto Sposini.

Ricorderete anche che la trasmissione iniziò in ritardo con un annuncio della Venier che diceva che “Lamberto aveva sofferto un piccolo malore”, che in realtà piccolo non era proprio. Ictus, nella sua forma più grave, con perdita di coscienza e blocco delle funzioni vitali. Il conduttore entrò in coma e ne uscì diversi giorni dopo non più in grado di muoversi e di parlare. La verità fu detta solo nei telegiornali della sera, quando “lo spettacolo” era ormai finito. La battaglia della famiglia di Sposini va avanti da allora e punta a un risarcimento da parte dell’azienda RAI che a loro dire “non avrebbe gestito bene l’emergenza”.

Una prima richiesta però era stata già bocciata dal tribunale del lavoro, e adesso si attende il secondo atto del processo, l’Appello di giorno 5 luglio 2016. La somma richiesta è di 10 milioni per “negligenza” con la motivazione che non si è agito con prontezza per salvargli la vita. In realtà si è fatto il possibile, in attesa dell’ambulanza, Il giudice di I grado lo spiega senza mezzi termini nella sentenza: “Sia che si trattasse di infarto sia che si trattasse di ictus ischemico o emorragico, certamente presso uno studio televisivo non potevano essere presenti le sofisticate attrezzature necessarie a stabilizzare il paziente”. Come se ciò non bastasse, il primo ospedale dove Sposini fu portato non era attrezzato per l’emergenza di quel tipo e si è dovuto procedere a un secondo trasferimento. Ci si domanda allora come mai la causa non includa anche quell’ospedale!

admin

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