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Oncologia: è necessario seguire per sempre chi guarisce?

Un tempo erano “condannati”. Oggi i termini sono cambiati e si parla di “sopravvissuti”, “lungosopravviventi” e “cronici”. Sono i malati di tumore che ormai, sempre in numero maggiore, riescono a convivere con la malattia o a guarire del tutto. Bisogna aspettare almeno 10 anni prima di dire con certezza che un tumore è sconfitto, ma chi supera i primi 5 anni viene già considerato “guarito”. E tuttavia continua ad essere seguito dal suo oncologo per gli anni a venire.

Oggi è stato firmato un nuovo protocollo di cura, da 10 sigle che operano nell’oncologia, per cambiare il tipo di assistenza alle persone “croniche” o “guarite”, includendo in alcuni casi anche i “lungosopravviventi”. L’idea è quella di liberare un po’ il medico da obblighi e il paziente da spese, creando invece una rete informatica (il fascicolo sanitario elettronico) diversa in base alla persona e in grado di seguire a distanza le persone che hanno superato, in qualche modo, la malattia.

Con la collaborazione di medici di famiglia e parenti, si può costruire intorno agli ex malati una rete protettiva di attenzione che continua a vigilare su di loro senza però coinvolgere fisicamente l’oncologo che potrà dedicarsi invece a chi ancora combatte. Questo contribuirà a limitare le ricadute, i ricoveri ospedalieri, le spese ma anche a migliorare le terapie che seguono la fase acuta della malattia. Tutto ciò per eliminare anche il rischio di esami in eccesso, esami inappropriati e altri interventi inutili che non aiutano chi è guarito e sottraggono occasioni a chi è ancora ammalato.

admin

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