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Troppo sale, soprattutto nei Paesi poveri

Il sale fa bene… purché non si esageri. Quando preso in eccesso influisce negativamente sulla pressione sanguigna e per molte persone è pericoloso come una bomba in corpo. Eppure esiste una differenza di base nel consumo di sale e si collega a una condizione economica specifica di chi lo usa. Uno studio inglese ha preso in considerazione il nostro Paese, nelle sue differenze tra nord e sud.

Secondo il British Journal of Medicine, infatti, il consumo di sale aumenta nelle regioni più povere, o comunque nelle regioni che vivono ritmi più lenti dovuti a carenza di lavoro, di occasioni, di entrate economiche. Le regioni del sud su tutte, ma anche molte del centro. Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata consumano in media oltre gli 11 grammi al giorno di sale, un valore eccessivo se si pensa che la quantità giusta sarebbe meno di 10 grammi.
Allo stesso modo le persone occupate in lavori manuali presentano un consumo di sale decisamente maggiore di quelle che lavorano in ufficio, o che fanno professioni amministrative e meglio remunerate. Il tutto sarebbe quindi legato a una sorta di “compensazione psicologica”, cioè alla ricerca di una soddisfazione (il gusto della vita!) in quelle persone e in quei paesi che non navigano nell’oro. Ma per quanto riguarda l’Italia si può parlare di convenienza e tradizioni: al sud il sale si produce, e si usa nell’alimentazione. Al nord di meno. Il problema è che l’uso eccessivo del sale causa anche malattie cardiache importanti, che però si registrano in misura pressoché identica sia al nord che al sud… al nord forse per colpa dello stress, al sud per colpa (pure) del sale.

admin

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