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Una tecnica italiana tutta nuova contro la fibrillazione atriale

La fibrillazione atriale è una particolare alterazione del ritmo elettrico del cuore che causa sincopi, stanchezza e deconcentrazione, ma che a lungo andare può causare anche ictus, con una media di rischio 5 volte maggiore rispetto ad altri soggetti. Si può curare? Certamente, di solito con farmaci o con l’applicazione di pace-maker (o defibrillatori interni, nei casi gravi). Ma non in tutti le cure funzionano.

Su 100 persone che soffrono di fibrillazione atriale ce ne sono un 10% che non migliora con nessun mezzo. Per loro la vita diventa un rischio continuo e il fantasma dell’ictus è sempre nei paraggi. Per questo la ricerca sta lavorando in modo particolare per loro e l’ultima rivoluzione viene dal Centro Cardiologico Monzino di Milano, dove è stata messa a punto una tecnica nuova di zecca. Sui primi 45 pazienti che l’hanno sperimentata il successo, ad un anno dal trattamento, è del 90%.

La fibrillazione, finora, si era affrontata con i farmaci e con due metodi operativi: inserendo un catetere interno che va a sistemare l’area col ritmo alterato, o con un intervento chirurgico esterno che rimuove l’anomalia grazie al bisturi. Oggi invece si interviene così: Aprendo tre piccoli fori nel torace e posizionando temporaneamente un ablatore che garantisca la completa esclusione dei “focolai aritmici atriali”. Al che interviene il chirurgo per verificare con un nuovo mappaggio l’avvenuta ablazione o, se necessario, per effettuare un intervento transcatetere a completamento della procedura”. Molto meno invasivo, più sbrigativo e certamente risolutivo.

admin

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