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La marijuana non è una "droga leggera"

Il dottor Giuseppe Quaranta che dalle pagine de “La Stampa” parla degli effetti della marijuana sul cervello umano non si può definire una figura di medico bigotto e sorpassato. E’ un giovane dottore, con ampia esperienza nel campo della psichiatria e quando giudica una sostanza non lo fa con l’influenza di un’etica religiosa qualsiasi ma solo con le conoscenze scientifiche di sua competenza. Lo dice lui stesso che “il suo compito non è giudicare la marijuana”, ma solo illustrare gli effetti che provoca.

Non esiste uno studio che confermi con assoluta certezza la relazione tra l’abuso di marijuana e la malattia mentale, nel senso che chi fuma l’erba non va a finire in manicomio, ma il comportamento cambia radicalmente e cambia in peggio. Per questo è sbagliato indicare la cannabis come una “droga leggera”. E’ vero che non dà disturbi gravi al corpo nell’immediato, ma li dà nella lunga distanza e soprattutto li dà al cervello che non riesce a lavorare più come una volta. Le testimonianze sui cambiamenti dei fumatori di erba sono tante: indifferenza, incapacità di relazionarsi, aggressività immotivata, fissazioni, ma soprattutto uno stordimento continuo che può diventare pericoloso nella società.

Uno dei nuovi disturbi mentali al vaglio dello studio è la Sindrome Amotivazionale, ovvero quella sorta di depressione che induce una persona a non voler fare più nulla, nemmeno alzarsi dal letto. Una patologia che inibisce i ritmi del sonno e rende la persona completamente alienata dal mondo. Non vi fate catturare, quindi, dalle note allegre di “Maria Salvador” (inno nemmeno tanto nascosto all’uso della droga!) perché se ti fumi “la Maria” non sarai nemmeno in grado di stare in piedi e di suonare il Do col dito indice. La vitalità e l’allegria mostrata dal video sono solo messaggi falsi che sminuiscono la pericolosità di una droga che è divenuta fin troppo comune, e non dovrebbe esserlo.

admin

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