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Raccontare i bimbi prematuri, ecco il progetto "Nascere prima del tempo"

Il progetto “Nascere prima del tempo, il vissuto delle famiglie con nati prematuri in Italia” realizzato dalla Fondazione Istud in collaborazione con Vivere Onlus Coordinamento Nazionale delle Associazioni per la Neonatologia e con il supporto incondizionato di AbbVie – è un nuovo modo interessante di fare ricerca. Ovvero, la medicina fa un passo indietro e lascia parlare chi vive quel disagio, quella malattia, o in questo caso un evento speciale come la nascita di un bimbo prematuro.

Sono i genitori che raccontano la propria esperienza, sono loro che spiegano ai medici i retroscena di un evento che non si limita solo alla nascita e alle prime settimane di ansia ma accompagna la famiglia sempre. In realtà, si sa molto poco del mondo dei prematuri e questa ricerca-romanzo ci può aiutare tantissimo, e può stimolare soprattutto enti e istituzioni.
Cominciamo con il parto. Le strutture dove un parto prematuro può avvenire in sicurezza sono poche, quasi tutte nelle città grandi (70% dei casi) e possiedono pochi spazi per permettere ai genitori di vivere vicino ai bambini nel periodo di degenza. Dopo che il bimbo esce dall’incubatrice e torna a casa, solo nel 10% dei casi si ha una assistenza adeguata, il restante 90% viene abbandonato a se stesso e la vita con un bimbo tanto fragile in casa è più pesante ancora di quella di chi cresce un neonato sano. L’assistenza non deve essere continua, ma basterebbero comunque pochi consigli, una visita ogni tanto per incoraggiare le coppie con questo evento speciale in casa. Se viene a mancare questo, non sempre i nonni e gli amici sono in grado di aiutare psicologicamente e conseguenze come prime infezioni, prime influenze, ritorno al lavoro di uno dei due genitori diventano drammi.

admin

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