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La "Rosa Bianca" delle ASL italiane che protegge i deboli dai violenti

La Sanità italiana decide di prendere in mano le redini su un problema che toccherebbe a famiglie e scuola, ma che nessuno dei due vuole invece affrontare. L’attacco contro il diverso, la mancanza di rispetto che sfocia in violenza dovrebbe essere discussa tra genitori e figli, o nelle classi, perché si tratta di etica, non di malattie. Ma la incredibile latitanza di queste istituzioni costringe altri a prendere di petto la situazione. Così parte in 20 ASL italiane il progetto “Codice Rosa Bianca” in difesa delle vittime di violenza e omofobia.

Un progetto strano, diverso dagli altri, anche diverso dal Telefono Rosa. Molto spesso, infatti, le persone denunciano la violenza solo dopo che ne sono vittime e non si accorgono del rischio mentre vivono accanto a mariti o mogli violenti, ad amici omofobi e così via. Se il minimo sospetto fosse colto al volo nei consultori e nei Pronto Soccorso si potrebbero salvare molte vite umane e proprio a questo mira il “Codice Rosa Bianca” . Ma come funziona?

L’idea nasce a Grosseto alcuni anni fa ed è stata ripresa dalla Federazione di Asl e Ospedali Italiani che l’ha rilanciata a livello nazionale ottenendo una risposta corale dalle regioni. Saranno squadre composte da medici, sanitari, forze dell’ordine, volontari, psicologi e assistenti sociali che si occuperanno dei “casi sospetti” già al triage dei Pronto Soccorso. In base alle condizioni e alle parole del paziente, la squadra prenderà da parte la sospetta vittima di violenza e cercherà di farla parlare con psicologi e assistenti sociali. Se il rischio violenza esiste, la persona potrà se vuole sporgere denuncia immediatamente o essere curata con un’attenzione particolare. L’idea è stata pensata in particolare per le vittime di omofobia ma riguarda tutti i “più deboli”, inclusi i bambini. Da quando è in funzione, in Toscana, si è passati da 2 denunce di violenza all’anno a 450 denunce all’anno!

admin

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