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Rivoluzione! La chemio non danneggia il bimbo in gravidanza

La notizia esplode come una rivoluzione molto attesa, tramite l’articolo pubblicato su “New England Journal of Medicine” dalla Università Cattolica di Leuven (in Belgio). Secondo un’attenta ricerca, che aspetta solo di essere confermata, la chemioterapia non danneggia affatto il feto in utero, purché la madre cominci a farla al 4° mese di gravidanza e non prima.

Finora le due cose sono sempre state incompatibili, perché nonostante la preziosa barriera della placenta, le sostanze tossiche della chemioterapia a volte passavano al bambino e rischiavano di ucciderlo. Ma a quanto pare ciò avviene solo nei primissimi tempi della gravidanza, non dopo che il feto si è cominciato a sviluppare bene. I ricercatori belgi hanno esaminato 129 bambini di età compresa tra 1 e 3 anni che sono stati esposti, in utero, alle pesanti cure antitumorali, tra radioterapia, chemio o entrambe. Alcuni erano nati da mamme che avevano anche subito operazioni chirurgiche anticancro, mentre solo due erano nati da mamme curate con farmaci erboristici o innocui.

La sorpresa è che non sono state notate differenze di nessun tipo, tra i bimbi. Ovvero, che fossero stati “bombardati” dalle cure o meno, essi non dimostravano problemi nè di sviluppo, nè a livello cardiaco, meno che mai a livello cognitivo. Unica cosa ad accomunarli era la nascita prematura, che nelle donne in cura per il cancro avviene inevitabilmente. Se questo studio fosse confermato, significa che le donne potranno portare avanti la gravidanza anche se combattono contro il tumore, anche se impegnate a curarsi, sempre se si sentono in grado di portare due pesi in una volta. La gravidanza, si sa, porta con sé sintomi che possono aggravare quelli delle cure. Ma se fosse vero quanto appena scoperto finirebbe la triste pratica dell’espianto di ovuli in attesa della fine della cura e finirebbero le scelte drammatiche, come quella di Santa Gianna Beretta Molla, tra vivere e lasciar vivere il proprio bambino.

admin

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