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La proteina anti-radiazioni

Ad averla scoperta prima avrebbe potuto salvare migliaia di vite umane. Pensiamo a Hiroshima, Nagasaki, Chernobyl e alla recentissima Fukushima. Ma la scienza percorre strade tortuose e lunghe per arrivare alla meta e ancora non è nemmeno detto che funzioni davvero e la proteina anti-radiazioni che viene descritta sulla pagine di “Laboratory Investigation” fa molto ben sperare.

I test finora sono stati condotti solo in laboratorio, e su animali da studio, per cui non sappiamo bene l’effetto sull’uomo. In pratica la proteina sintetica Chrysalin viene iniettata nel corpo colpito dalle radiazioni e va subito ad agire sulle cellule intestinali, le quali sono fondamentali per l’equilibrio generale del corpo. Avendo stabilizzato quelle, si stabilizza man mano tutto… il sistema gasto-intestinale, quello nervoso, quello sanguigno e così via.

Purché il farmaco contenente la Chrysalin venga iniettato entro le prime 24 ore dall’esposizione al nucleare, le possibilità che le radiazioni non facciano danno sono molto alte. Nei topi si è visto che anche dopo essere stati “bombardati” con dosi letali di energia nucleare, se il farmaco entrava in corpo nelle prime 24 ore gli animali non morivano. E sebbene la certezza della sopravvivenza non fosse uguale per tutti, si è anche visto che nelle settimane seguenti i danni da radiazione nucleare non si manifestavano come invece avveniva nei soggetti privi di questa protezione.

admin

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