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Olio di palma, l'industria dolciaria: Demonizzazione eccessiva

Torna a parlare di olio di palma l’Aidepi, l’Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane che nei mesi scorsi è più volte intervenuta a favore di un utilizzo ragionevole di questa sostanza negli alimenti. Un utilizzo necessario purché sostenibile, sostiene l’Aidepi. “La gran parte delle aziende aderenti ad Aidepi, che utilizzano olio di palma, si sono impegnate ad acquistare il 100% di olio di palma sostenibile certificato Rspo e hanno già raggiunto l’obiettivo. Rispetto a una media mondiale di olio certificato Rspo del 18%, da noi siamo già a livelli più che apprezzabili con una percentuale pari al 60-70% di prodotti sul mercato. E stiamo lavorando perché questo risultato sia il più ampio possibile – ha detto Paolo Barilla, presidente di Aidepi -. L’olio di palma è un ingrediente di cui si sta molto dibattendo in questo periodo, come associazione vorremmo che ci fosse un approccio corretto a questo ingrediente, senza demonizzazioni o prese di posizione “a priori”. Incontri come quello di oggi sono positivi perché da un lato aiutano a riportare il dibattito su binari corretti e dall’altro confermano l’attenzione, anche da parte della politica, per questo ingrediente – spesso attaccato ingiustamente”. L’intervento a margine del convegno “La Verità, Vi prego, Sull’Olio di Palma”, organizzato presso la Camera da “Strade” e “Formiche”. Del milione e 660mila tonnellate di olio di palma importate in Italia (fonte: Coeweb-Istat), pari al 2,4% della produzione mondiale, solo il 21% è destinato all’alimentare nel suo complesso. L’industria del dolce, in particolare, ne utilizza appena l’11% (175.000 tonnellate), pari allo 0,3% della produzione mondiale.

Demonizzazione eccessiva, dunque. “I dati confermano  – prosegue Barilla – che additando biscotti, merendine e creme spalmabili come i principali utilizzatori di questo ingrediente si fornisce un’informazione sbagliata: il 90% di utilizzo di olio di palma, fa capo ad altri comparti. L’olio di palma è scelto dall’industria per alcune caratteristiche, come la capacità di aumentare la durata del prodotto, di ridurre il food waste, di conferire ai prodotti la necessaria “croccantezza” o cremosità – oltre al fatto di essere inodore e avere un sapore neutro. Per questo abbiamo potuto impiegarlo al posto di margarine e grassi idrogenati, a tutto vantaggio della salute del consumatore”. Il suo ingrediente principale, l’acido palmitico, è contenuto naturalmente anche nel latte materno, non contiene colesterolo e, a differenza di molti altri grassi alimentari, ha un contenuto di grassi saturi inferiore al burro. Se è vero che l’olio di palma contiene circa il 50% di grassi saturi (come il burro), la percentuale di acidi grassi saturi che ogni giorno ci deriva dai dolci è solo il 10% (3 grammi circa). L’altro 90% dei grassi saturi che mangiamo viene infatti da altri alimenti per lo più di origine animale.

 

admin

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